Una sfida per la scuola

Articolo per i  genitori

Durante la pausa estiva mi ha colpito un articolo pubblicato sulla rivista scolastica “Scuola e Formazione”

(se volete vederlo cliccate QUI, l’articolo è a pag.14).

Questo articolo è scritto da Ignazio Visco, vice Direttore Generale della Banca d’Italia e mi è sembrata interessante  l’analisi che questo esperto in economie ha fatto della scuola. Ho deciso che avrei riportato alcune Sue considerazioni per favorire una nostra riflessione.

A tutti interessa lo sviluppo, il progresso, il miglioramente delle proprie condizioni di vita e  la scuola ha un ruolo importante per raggiundere questo obiettivo.

Dunque lo sviluppo è una sfida per la scuola?

Vi riporto alcune parti dell’articolo:

Al processo di crescita economica e di sviluppo della società concorrono la conoscenza, la cultura, i saperi e quindi la scuola come luogo primario dove questi si creano e dove si apprende la capacità di ampliarli autonomamente.

Quali sono le conoscenze e le competenze richieste nel nostro 21° secolo?

Per lungo tempo si è ritenuto che le innovazioni tecnologiche avvantaggiassero i lavoratori in misura crescente con le loro competenze… Si è poi compreso che gli effetti delle nuove tecnologie sono più complessi. Esse sono in grado di rimpiazzare efficacemente le attività routinarie, realizzabili da una macchina…  Con la progressiva scomparsa dei lavori routinari a favore di quelli non di routine, i nuovi lavori richiederanno dunque di andare oltre l’applicazione di conoscenze standardizzate e la produttività dei lavoratori non sarà più essenzialmente legata alle conoscenze acquisite una volta per tutte sui banchi di scuola. Assumerà invece importanza crescente la “competenza”, definita dagli educatori come la capacità di mobilitare risorse interne per far fronte in modo efficace a situazioni spesso inedite e certamente non di routine.

Sono senz’altro necessarie oltre alle conoscenze tradizionali (lingue, matematica, scienze, economia, educazione civica, ma anche storia, arte, geografia) altre competenze del 21° secolo:

– l’esercizio del pensiero critico

– l’attitudine al problem solving

– la creatività

– la disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione

– la capacità di comunicare in modo efficace

– l’apertura alla collaborazione e al lavoro di gruppo.

Quale sistema scolastico può fornire queste competenze?

Quello che saprà andare oltre la scuola tradizionale superando metodi fondati sulla trasmissione esclusivamente teorica.

E’ necessaro affiancare a questi cambiamenti una diffusa cultura della valutazione, come quella  dell’Invalsi,  per individuare aree di ritardo e organizzare interventi per colmarle.

E’ anche necessario un convincimento che l’investimento in conoscenza e sapere è un’attività che sempre più va coltivata  lungo l’intero arco della nostra vita e non la si può limitare agli anni di scuola e università, o ai primi inserimenti nel mondo del lavoro.

A questo scopo si può fare molto con un uso intelligente delle nuove tecnologie dell’informazione.

Quindi una scuola che “insegni ad imparare” e trasmetta il valore della conoscenza è il luogo principe dove si devono formare le competenze per il        21° secolo.

Concludendo: se  si  “investe in conoscenza” se ne  traggono benefici sia monetari, sia non monetari.

Più istruiti,  si vive meglio e più a lungo.

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